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News from the italian punkrock zine ''Be Nice to Mommy''
Tuesday, May 25, 2004
Me ne vado da qui....
Blogspot fa cacare. Me ne vado su Splinder. Il nuovo indirizzo del blog di Be Nice to Mommy è:
http://benicetomommy.splinder.it
Lì potete postare anche commenti.
Baci.
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Thursday, February 26, 2004
Afro-americani e rock'n'roll
Mick Collins e' un vero rocker. Ho amato i suoi Gories e il nuovo disco dei Dirtbombs e' probabilmente una delle migliori uscite del 2003. Ma lui e' anche un afroamericano e la cosa sembra quasi una contraddizione nel 2004, visto che agli occhi dei piu' sembra che i neri abbiano smesso di suonare rock'n'roll una trentina d'anni fa. Sorpresa delle sorprese, l'argomento viene trattato da lui stesso in un'intervista per Alias, inserto settimanale del Manifesto.
"Ci sono un sacco di rock band nere", risponde Collins alla sua interlocutrice. "Ma scommeto che non ne hai mai sentito parlare perche' l'industria discografica Usa ha paura che i neri suonino r'n'r. Robert Randolph & The Family Men e' una delle piu' grandi live band mai viste, eppure sono sicuro che se non te ne avessi parlato io nessuno in Italia li avrebbe mai sentiti nominare perche' sono neri". Secondo Collins, "le major hanno trascorso gli ultimi 30 anni a diffondere l'idea che il rock, il grande affare del secolo, sia una musica bianca. Per promuovere una band nera di rock dovrebbero spendere un sacco di soldi per cambiare la testa della gente. Meglio ignorare".
Interessante anche la sua analisi degli altri generi musicali principalmente diffusi fra la gente di colore, jazz, hip-hop e reggae. "Non si ascolta vero jazz oggi e quello in giro nei club e' un compromesso fra agenti, pochi fortunati musicisti e pubblico danaroso. Il rap e l'hip-hop, invece, sono diventati la punta di diamante del mercato giovanile, tutto fa parte dell'enorme meccanismo delle grandi corporazioni. Il reggae e' ancora una musica underground negli Usa, non sembra esserci un grande appeal dal punto di vista commerciale, cosi' la maggior parte degli artisti reggae continuano a lavorare per etichette indipendenti".
Wednesday, January 21, 2004
"Fuck vinyl. Ah, ah". A più di dieci anni di distanza dal loro monito contro i cd, i Mummies, sgangherata punk rock band californiana di culto, rigirano la frittata e pubblicano su supporto digitale sia il loro unico autentico full-length ("Never Been Caught"), sia questa succosissima raccolta di inediti che va sotto il nome di "Death by Unga Bunga". Ultimamente hanno anche ripreso a suonare dal vivo e come al solito ci impartiscono l'ennesima lezione. Il loro sound, per quanto su cd, non cambia di una virgola, ma è l'ennesimo sberleffo per tutti coloro che credono che il punk sia una sorta di religione immodificabile nel tempo.
Visitate il loro sito (www.themummies.org), ma attenzione:
"The Mummies were a stupid band.
This is their stupid Website.
You cared about them enough to get this far.
Now you are stupid too.
That's the Mummies' curse".
Monday, January 12, 2004
Vacanze di Natale a parte, che sono la solita rottura di palle che tutti voi più o meno conoscete, ho chiuso l'anno divertendomi un bel po'. I Bonnie Parkers hanno presentato il loro nuovo cd il 13 dicembre allo Stay Free, completamente pieno di gente grazie anche all'amichevole partecipazione al concerto di Taxi e Motorama; il 27 siamo andati dalle parti di Frosinone insieme ai nostri amici Boots Brothers e il 28 a Roma siamo saliti sul palco dell'Alpheus per partecipare ad una rinnovata edizione del tradizionale Blow Out. Tre esperienze oltremodo positive che vanno incorniciate. In questo 2004 ci piacerebbe suonare un po' di più fuori dalla nostra città, che comunque ci sta regalando non poche soddisfazioni. A tutti voi in ascolto, visitate il sito dei Bonnie Parkers (www.bonnieparkers.com) e ascoltatevi un paio di mp3 del nuovo disco. Se vi piace quello che facciamo e volete invitarci a suonare dalle vostre parti, ci accontentiamo come al solito di un rimborso spese.
theguru@benicetomommy.com
Thursday, December 18, 2003
Libri da leggere (2)
Lui personalmente lo ha sconfessato. Ma io ve lo consiglio lo stesso, perche' altro non e' che la fedele trascrizione di tutti i migliori spettacoli di quello che a mio giudizio e' il piu' grande comico italiano. Parlo di Beppe Grillo, l'uomo piu' censurato d'Italia, quello che ha sempre scontentato tutti, che si e' fatto nemici tutti e che ha dimostrato che si puo' essere ricchi e felici anche girando per i teatri e senza bisogno di comparsate alla tv.
Piu' efficace di un manifesto politico, piu' dissacrante di chiunque altro, il grillo-pensiero emerge da queste pagine come un enorme schiaffone in faccia. Perche' deve essere un comico a farci capire come ci fregano i soldi tutti i giorni, nel nome di un libero mercato che non esiste?
Dalle celebri battute sui socialisti alle due puntate dello show al teatro Delle Vittorie, che rimangono due record di ascolti per un programma che la Rai non ha nemmeno comprato, tutta la storia di questo "pazzo profeta dell'etere" che sull'etere non ci va piu' da molto tempo.
"Non temete che l'industria del divertimento o un grande fratello vi bruci i libri nei roghi in piazza. Molto piu' semplicemente l'industria del divertimento vi fara' passare la voglia di leggere".
"Mia figlia maggiore mi ha detto che vuole fare un provino a Saranno famosi, la trasmissione che fa il marito di Costanzo. Le ho risposto: Ma non puoi drogarti come fanno tutti gli altri?".
"Bush sembra la fotocopia stinta di Saddam: parla di Dio, prega, inveisce contro Satana... se Saddam fosse capace di giocare a golf sarebbe un otimmo presidente degli Usa".
"Centomila miliardi per l'Alta velocita' ferroviaria. Oggi ci metti tre ore e cinquanta da Milano a Roma. Con un investimento di centomila miliardi ci metti tre ore e cinque minuti. Centomila miliardi per risparmiare 45 minuti. Parti da Roma arrivi a Milano e dici: E adesso che cazzo faccio?".
"Noi abbiamo 1.300 grammi di cervello, ma ci comportiamo esattamente come un topo. Vediamo la trappola con il formaggio, mandiamo avanti l'amico e andiamo a letto con la vedova".
Lorenzo Ruggiero - Grillo da ridere (per non piangere) - Kaos edizioni - 14,00 euro
Lui personalmente lo ha sconfessato. Ma io ve lo consiglio lo stesso, perche' altro non e' che la fedele trascrizione di tutti i migliori spettacoli di quello che a mio giudizio e' il piu' grande comico italiano. Parlo di Beppe Grillo, l'uomo piu' censurato d'Italia, quello che ha sempre scontentato tutti, che si e' fatto nemici tutti e che ha dimostrato che si puo' essere ricchi e felici anche girando per i teatri e senza bisogno di comparsate alla tv.
Piu' efficace di un manifesto politico, piu' dissacrante di chiunque altro, il grillo-pensiero emerge da queste pagine come un enorme schiaffone in faccia. Perche' deve essere un comico a farci capire come ci fregano i soldi tutti i giorni, nel nome di un libero mercato che non esiste?
Dalle celebri battute sui socialisti alle due puntate dello show al teatro Delle Vittorie, che rimangono due record di ascolti per un programma che la Rai non ha nemmeno comprato, tutta la storia di questo "pazzo profeta dell'etere" che sull'etere non ci va piu' da molto tempo.
"Non temete che l'industria del divertimento o un grande fratello vi bruci i libri nei roghi in piazza. Molto piu' semplicemente l'industria del divertimento vi fara' passare la voglia di leggere".
"Mia figlia maggiore mi ha detto che vuole fare un provino a Saranno famosi, la trasmissione che fa il marito di Costanzo. Le ho risposto: Ma non puoi drogarti come fanno tutti gli altri?".
"Bush sembra la fotocopia stinta di Saddam: parla di Dio, prega, inveisce contro Satana... se Saddam fosse capace di giocare a golf sarebbe un otimmo presidente degli Usa".
"Centomila miliardi per l'Alta velocita' ferroviaria. Oggi ci metti tre ore e cinquanta da Milano a Roma. Con un investimento di centomila miliardi ci metti tre ore e cinque minuti. Centomila miliardi per risparmiare 45 minuti. Parti da Roma arrivi a Milano e dici: E adesso che cazzo faccio?".
"Noi abbiamo 1.300 grammi di cervello, ma ci comportiamo esattamente come un topo. Vediamo la trappola con il formaggio, mandiamo avanti l'amico e andiamo a letto con la vedova".
Lorenzo Ruggiero - Grillo da ridere (per non piangere) - Kaos edizioni - 14,00 euro
Libri da leggere (1)
Fra le letture degli ultimi tempi che mi sento di consigliare c'e' questa biografia di Lester Bangs, forse il primo grande "scrittore" di rock'n'roll, fra i fondatori di Rolling Stone prima e poi di Creem. Una vita al limite, un'insana passione per il rock duro e grezzo, l'anticonformismo a tutti i costi che lo rese un emarginato mentre i suoi compagni di avventure di un tempo girano in Rolls.
Vi regalo due perle. Una sui Ramones:
"Non preferireste essere investiti da una locomotiva pazza furiosa che va giu' a tutta birra per la collina, con l'acceleratore rotto, i freni rotti e Bugs Bunny al posto di guida?".
Ed una che vale da lezione e monito:
"Per fare del rock'n'roll o punk-rock. l'unica cosa che serve e' la faccia tosta. Il rock'n'roll e' un modo di essere, e se avete personalita' ce la potete fare, fregandovene di quello che dicono gli altri. Perche' e' soltanto una questione di passione. E questo vale per tutta la musica".
Jim DeRogatis - "Firmato Lester Bangs" - Arcana editrice - 19,90 euro
Fra le letture degli ultimi tempi che mi sento di consigliare c'e' questa biografia di Lester Bangs, forse il primo grande "scrittore" di rock'n'roll, fra i fondatori di Rolling Stone prima e poi di Creem. Una vita al limite, un'insana passione per il rock duro e grezzo, l'anticonformismo a tutti i costi che lo rese un emarginato mentre i suoi compagni di avventure di un tempo girano in Rolls.
Vi regalo due perle. Una sui Ramones:
"Non preferireste essere investiti da una locomotiva pazza furiosa che va giu' a tutta birra per la collina, con l'acceleratore rotto, i freni rotti e Bugs Bunny al posto di guida?".
Ed una che vale da lezione e monito:
"Per fare del rock'n'roll o punk-rock. l'unica cosa che serve e' la faccia tosta. Il rock'n'roll e' un modo di essere, e se avete personalita' ce la potete fare, fregandovene di quello che dicono gli altri. Perche' e' soltanto una questione di passione. E questo vale per tutta la musica".
Jim DeRogatis - "Firmato Lester Bangs" - Arcana editrice - 19,90 euro
Friday, October 24, 2003
Vecchiacci rock'n'roll
Fra gli annosi e penosi dibattiti che sempre vengono inalberati su cosa e' punk e cosa non lo e', ne compare sempre uno che si chiede a quale eta' si dovrebbe smettere di fare i coglioni sul palco. Certo che io sono abbastanza di parte, ma non mi pare che siano poche le occasioni per smentire la tesi secondo la quale, passati i 30 anni, bisognerebbe mettersi a cantare canzonette folk.
Di sicuro lo sono stati i due ultimi concerti visti qui a Roma all'Init.
Sabato 11 ottobre, per la prima volta in Italia, è stata la volta dei Dictators, uno dei gruppi "seminali", di quella scena newyorchese che incendio' la Bowery a metà degli anni settanta. Da qualche anno, grazie anche all'intervento di qualche promoter spagnolo, hanno ripreso l'attivita' con una certa frequenza e l'ostinazione di Pierpaolo, braccio e mente della Rave Up, e' riuscita nell'intento di farli finalmente scendere nel nostro paese. Handsome Dick Manitoba, Andy Shernoff e Ross the Boss sono dei simpatici cinquantenni capaci di rompere le chiappette a molti gggiovani d'oggi. Il loro primo disco e' uscito la bellezza di 28 anni fa, ma quel sound sembra sempre cosi' attuale alle precchie di chi vi scrive.
Tanti i pezzi vecchi riproposti in questa serata spettacolare ("Faster and Louder", "Stay With Me", "The Next Big Thing", "Avenue A"), oltre a quasi tutte le canzoni del nuovo album ("Who Will Save R'n'R?", "I'm Right", "Pussy and Money", "What's Up With That"). Presenza scenica da paura e mini-siparietti gustosissimi.
Come quello in cui Manitoba si e lamentato a gran voce del nuovo "lifestyle" della Grande Mela, dove oltre a non poter fumare piu' neanche nel cesso di casa propria, sembra che si stiano per imporre anche severissimi limiti anche alle soglie di rumore. "Cosa diro' a mio figlio? Che questa una volta era la citta' piu' eccitante del mondo e adesso si muore di noia?". Tasto dolente. A volte è la mia stessa preoccupazione. Noi vecchi ci sentiamo assediati da gggiovani ultra reazionari.
Dopo tanto averne sentito parlare, e dopo aver apprezzato moltissimo le loro produzioni discografiche, finalmente sono venuti anche a Roma i canadesi Hanson Brothers, side-project ramonero dei piu' blasonati No Means No, una band totalmente folle nel vero senso della parola e con un gran tiro. Probabilmente uno dei migliori spettacoli live nell'ambito punk-rock, i quattro sparano canzoni a manetta e fanno alla grande la figura degli idioti, con il chitarrista che addirittura si sbava addosso per entrare maggiormente nella parte del minorato mentale.
L'energia che ci mettono, e considerata la loro eta', fa veramente paura ed altrettanto notevole e' la loro capacità di coinvolgere il pubblico. Note di menzione particolare alla loro canzone-tributo dedicata a Joey Ramone ("Joey Had To Go"), l'uomo "a causa del quale siamo tutti qui stasera, l'uomo che stasera ha telefonato a casa di tutti voi per dirvi di venire allo show" e al pazzesco gran finale, con smontaggio in diretta della batteria, percussioni selvagge sulle corde del basso e lancio di lattine di birra un po' dappertutto.
Gran bella serata.
Friday, August 08, 2003
PIETRABUMBA
Finalmente ho partecipato al Pietrabumba Rock festival, dopo che per due edizioni avevo dovuto declinare l'invito. E devo dire che è stato un degno modo di concludere la stagione. I ragazzi di Pietralunga (Pg) e la loro associazione culturale organizzano da diversi anni questa manifestazione con un impegno davvero notevole. Un bel campo sportivo, un palco ed un impianto degno di manifestazioni "mainstream", tanta roba da bere e gente simpatica. Si può chiedere di più?
Sabato 2 agosto noi Bonnie Parkers siamo arrivati alle tre del pomeriggio, dopo una sosta a pranzo dove ci avevamo già abbondantemente dato dentro con il vino. Già fervevano i preparativi per la serata e tirava proprio una bell'aria. Non ho fatto in tempo ad ambientarmi, che già saliva sul palco il primo gruppo. Non mi ricordo il nome, ma facevano un discreto rock'n'roll. Poi è stata la volta dei Volgars da Senigallia, degli autentici "geni", dei Motorhead con testi demenziali in italiano. Cantante-chitarrista e bassista sono due fulminati assoluti, ma come hanno attaccato a suonare non ho potuto fare a meno di avvicinarmi al palco.
Un altro gruppo che mi è piaciuto tanto sono stati i Clients da Bologna. Avevo già parlato bene del loro demo sulle pagine di Be Nice to Mommy, e dal vivo hanno confermato l'ottima impressione. Suonano bene, sanno stare sul palco, non si concedono nè pause, nè cazzate. Fanno un bel punk-rock, non troppo derivativo, con nette influenze rock'n'roll.
Poi è stato il turno nostro. Abbiamo suonato bene, peccato per i tempi contingentati, e ci siamo divertiti parecchio perché, almeno sul palco, l'impianto spaccava. La cover di Born To Lose è servita anche a scuotere un po' il pubblico, il che fa sempre piacere. Alla fine tanta gente intorno, mai vista prima, che mi faceva i complimenti. Ho sempre l'impressione che a smuovere l'approvazione sia il fatto che tutti restano stupiti dal fatto di vedere un vecchiaccio come me fare il coglione così. Ma... 'sti cazzi. La mia in fondo è una lezione, no? Invecchiate pure, ma fatelo bene.
Dopo i Bonnie Parkers è stato il turno degli eroi locali Downpetersons, e stavolta la folla si è davvero scatenata. Marco, Diego e gli altri compari li avevo visti già un po' di tempo fa a Livorno quando suonammo insieme con i Turturros. L'impressione è che siano decisamente migliorati, mi hanno anche fatto sentire le ultime cose che hanno registrato (dovrebbe uscire presto un loro cd per un'etichetta italiana) e faccio loto i miei migliori auguri.
Da qui in poi ho ricordi molto confusi. La colpa è del bassista dei Volgars, che si è avvicinato mostrandomi sotto il giacchetto una bottiglia di Rhum Pampero. Ci siamo attaccati come fosse acqua minerale e piacevolmente alticcio mi sono avvicinato al palco dove stava per iniziare l'esibizione dei miei amici calabresi, gli immortali Meat For Dogs. Ho un debole per loro, trovo che siano forse l'unico gruppo che canta in italiano e scrive cose intelligenti. Eugenio mi ha anche dedicato quello che è il mio pezzo preferito, "Così Semplice", e che parla della nostra comune passione ("Mi sembrava impossibile, era quasi incredibile, che fosse così semplice, divertirsi con niente"). Ero così felice che ho deciso di dare un'altra bella sorsata al Rhum del "Volgare".
Non l'avessi mai fatto. Mi si è praticamente spenta la luce.
Mi dispiace per i vicentini Melt, che hanno chiuso il concerto (ma della loro esibizione non ricordo davvero nulla), ma da allora in avanti è stato un festival di abbracci, pacche sulle spalle, risate sguaiate e sigarette truccate che ci ha portato avanti fino a tarda notte, prima che tutti quanti venissimo condotti in una palestra-dormitorio dove erano stati sistemati un bel po' di materassi per il nostro definitivo svenimento.
Punk rock a parte, queste giornate mi piacciono anche tanto per il fatto di ritrovarmi insieme a gente "strana" come me. E così il party è proseguito il giorno dopo insieme ai ragazzi del posto e ai soliti Volgars: pranzo al ristorante e pomeriggio in pineta a finire di massacrarsi.
Bellissima storia. Un grazie a tutti quelli che per metterla in piedi ci hanno messo la loro fatica.
Finalmente ho partecipato al Pietrabumba Rock festival, dopo che per due edizioni avevo dovuto declinare l'invito. E devo dire che è stato un degno modo di concludere la stagione. I ragazzi di Pietralunga (Pg) e la loro associazione culturale organizzano da diversi anni questa manifestazione con un impegno davvero notevole. Un bel campo sportivo, un palco ed un impianto degno di manifestazioni "mainstream", tanta roba da bere e gente simpatica. Si può chiedere di più?
Sabato 2 agosto noi Bonnie Parkers siamo arrivati alle tre del pomeriggio, dopo una sosta a pranzo dove ci avevamo già abbondantemente dato dentro con il vino. Già fervevano i preparativi per la serata e tirava proprio una bell'aria. Non ho fatto in tempo ad ambientarmi, che già saliva sul palco il primo gruppo. Non mi ricordo il nome, ma facevano un discreto rock'n'roll. Poi è stata la volta dei Volgars da Senigallia, degli autentici "geni", dei Motorhead con testi demenziali in italiano. Cantante-chitarrista e bassista sono due fulminati assoluti, ma come hanno attaccato a suonare non ho potuto fare a meno di avvicinarmi al palco.
Un altro gruppo che mi è piaciuto tanto sono stati i Clients da Bologna. Avevo già parlato bene del loro demo sulle pagine di Be Nice to Mommy, e dal vivo hanno confermato l'ottima impressione. Suonano bene, sanno stare sul palco, non si concedono nè pause, nè cazzate. Fanno un bel punk-rock, non troppo derivativo, con nette influenze rock'n'roll.
Poi è stato il turno nostro. Abbiamo suonato bene, peccato per i tempi contingentati, e ci siamo divertiti parecchio perché, almeno sul palco, l'impianto spaccava. La cover di Born To Lose è servita anche a scuotere un po' il pubblico, il che fa sempre piacere. Alla fine tanta gente intorno, mai vista prima, che mi faceva i complimenti. Ho sempre l'impressione che a smuovere l'approvazione sia il fatto che tutti restano stupiti dal fatto di vedere un vecchiaccio come me fare il coglione così. Ma... 'sti cazzi. La mia in fondo è una lezione, no? Invecchiate pure, ma fatelo bene.
Dopo i Bonnie Parkers è stato il turno degli eroi locali Downpetersons, e stavolta la folla si è davvero scatenata. Marco, Diego e gli altri compari li avevo visti già un po' di tempo fa a Livorno quando suonammo insieme con i Turturros. L'impressione è che siano decisamente migliorati, mi hanno anche fatto sentire le ultime cose che hanno registrato (dovrebbe uscire presto un loro cd per un'etichetta italiana) e faccio loto i miei migliori auguri.
Da qui in poi ho ricordi molto confusi. La colpa è del bassista dei Volgars, che si è avvicinato mostrandomi sotto il giacchetto una bottiglia di Rhum Pampero. Ci siamo attaccati come fosse acqua minerale e piacevolmente alticcio mi sono avvicinato al palco dove stava per iniziare l'esibizione dei miei amici calabresi, gli immortali Meat For Dogs. Ho un debole per loro, trovo che siano forse l'unico gruppo che canta in italiano e scrive cose intelligenti. Eugenio mi ha anche dedicato quello che è il mio pezzo preferito, "Così Semplice", e che parla della nostra comune passione ("Mi sembrava impossibile, era quasi incredibile, che fosse così semplice, divertirsi con niente"). Ero così felice che ho deciso di dare un'altra bella sorsata al Rhum del "Volgare".
Non l'avessi mai fatto. Mi si è praticamente spenta la luce.
Mi dispiace per i vicentini Melt, che hanno chiuso il concerto (ma della loro esibizione non ricordo davvero nulla), ma da allora in avanti è stato un festival di abbracci, pacche sulle spalle, risate sguaiate e sigarette truccate che ci ha portato avanti fino a tarda notte, prima che tutti quanti venissimo condotti in una palestra-dormitorio dove erano stati sistemati un bel po' di materassi per il nostro definitivo svenimento.
Punk rock a parte, queste giornate mi piacciono anche tanto per il fatto di ritrovarmi insieme a gente "strana" come me. E così il party è proseguito il giorno dopo insieme ai ragazzi del posto e ai soliti Volgars: pranzo al ristorante e pomeriggio in pineta a finire di massacrarsi.
Bellissima storia. Un grazie a tutti quelli che per metterla in piedi ci hanno messo la loro fatica.
Bowling a Columbine
Chi ha rotto i coglioni sbandierando la tiritera dell'antiamericanismo a tutti i costi per criticare chi si è opposto alla guerra in Iraq, dovrebbe dare un'occhiata a Bowling a Columbine, il film documentario girato da Michael Moore. Chi vi scrive, tutto sommato, è da sempre stato un filo-americano, ma qui è necessario capirsi bene. C'è un'America che tutti noi apprezziamo, che è quella che ha anticipato il '68, che ha dato vita al rock'n'roll, alle pantere nere e a quelle bianche, alla ribellione giovanile e all'affermazione delle minoranze etniche. Ma c'è un'altra America, fatta di gente nei confronti della quale usare la parola "fascista" è davvero troppo poco.
Il film è rimasto poco nelle sale, ma lo trovate comodamente in affitto perfino dalla berlusconiana Blockbuster. Prende lo spunto dai fatti avvenuti al liceo Columbine, nel Colorado, dove nell'aprile del '99 due studenti entrarono armati ed ammazzarono dodici persone fra ragazzi e insegnanti, prima di suicidarsi a loro volta. Avevano in mano armi automatiche e proiettili acquistati nel magazzino K-mart all'angolo della strada. Tutto il documentario si interroga sul perché dell'ossessione tutta americana nei confronti delle armi da fuoco e sul fatto che negli Stati Uniti ogni anno ci sono oltre 11 mila delitti per armi da fuoco, un numero che non ha eguali in nessuna parte del mondo, anche facendo le dovute proporzioni sul numero degli abitanti. E va scoprendo questa america bianca e suburbana, che fa crescere i propri figli dentro case nei cui armadi si nascondono Uzi, fucili automatici e pistole 9 millimetri, solo per una presunta necessità di difesa... nei confronti di chi, non si sa. Poi i bambini trovano le pistole, le portano in classe e sparano. Il presidente Clinton esprime le condoglianze, proprio nello stesso giorno in cui gli Usa (con l'appoggio anche dell'Italia, al tempo governata da D'alema, tanto per non fare sempre la parte dell'anti-berlusconiana) fecero piovere sul Kosovo la più alta concentrazione di bombe mai usata in un conflitto e causando centinaia di morti fra i civili.
Chi ha rotto i coglioni sbandierando la tiritera dell'antiamericanismo a tutti i costi per criticare chi si è opposto alla guerra in Iraq, dovrebbe dare un'occhiata a Bowling a Columbine, il film documentario girato da Michael Moore. Chi vi scrive, tutto sommato, è da sempre stato un filo-americano, ma qui è necessario capirsi bene. C'è un'America che tutti noi apprezziamo, che è quella che ha anticipato il '68, che ha dato vita al rock'n'roll, alle pantere nere e a quelle bianche, alla ribellione giovanile e all'affermazione delle minoranze etniche. Ma c'è un'altra America, fatta di gente nei confronti della quale usare la parola "fascista" è davvero troppo poco.
Il film è rimasto poco nelle sale, ma lo trovate comodamente in affitto perfino dalla berlusconiana Blockbuster. Prende lo spunto dai fatti avvenuti al liceo Columbine, nel Colorado, dove nell'aprile del '99 due studenti entrarono armati ed ammazzarono dodici persone fra ragazzi e insegnanti, prima di suicidarsi a loro volta. Avevano in mano armi automatiche e proiettili acquistati nel magazzino K-mart all'angolo della strada. Tutto il documentario si interroga sul perché dell'ossessione tutta americana nei confronti delle armi da fuoco e sul fatto che negli Stati Uniti ogni anno ci sono oltre 11 mila delitti per armi da fuoco, un numero che non ha eguali in nessuna parte del mondo, anche facendo le dovute proporzioni sul numero degli abitanti. E va scoprendo questa america bianca e suburbana, che fa crescere i propri figli dentro case nei cui armadi si nascondono Uzi, fucili automatici e pistole 9 millimetri, solo per una presunta necessità di difesa... nei confronti di chi, non si sa. Poi i bambini trovano le pistole, le portano in classe e sparano. Il presidente Clinton esprime le condoglianze, proprio nello stesso giorno in cui gli Usa (con l'appoggio anche dell'Italia, al tempo governata da D'alema, tanto per non fare sempre la parte dell'anti-berlusconiana) fecero piovere sul Kosovo la più alta concentrazione di bombe mai usata in un conflitto e causando centinaia di morti fra i civili.